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ITINERARIO GASTRONOMICO
 
Prendendo l'autostrada Venezia-Trieste A4, usciamo dopo pochi chilomentri dall'entrata di Venezia-Mestre al casello di Quarto d'Altino. Di colpo il traffico è quasi un ricordo e procedendo verso Musestre ci imbattiamo nella bellezza del fiume Sile.
Il Sile, fiume di risorgive, scorre calmo e maestoso , verde come l'edera, come l'ombra delle sue querce e curva la campagna accarezzando alcune ville venete che denotano come già ai tempi della Serenissima, le "smanie" del villeggiare di goldoniana memoria trovavano nell'amenità di questi luoghi il piacere più raffinato.
La zona ai margini del fiume, del tutto pianeggiante è una delle più fertili del Veneto, rigata da ampie coltivazioni di mais alternate gli ortaggi. La Polenta chiaramente è uno dei piatti forti sia nelle famiglie che nei ristoranti.
L'abbondanza di uccellagione e di selvaggina fa sì che essa sia condita dal sapore forte degli umidi o dal sapore delle braci. Nei pochi ma selezionati ristoranti della zona, si può mangiare una polentina tenera o più sostenuta con verdure, gnocchetti, tagliolini ai fiori di zucca, frittelle ai fiori d'acacia, funghi, radicchio (siamo a pochi Km da Treviso), pasta e fagioli, rucoletta selvatica, scioppetti, punte di luppolo ("bruscandoli") . Continuiamo il nostro viaggio verso le frazioni di Quarto d'Altino che seguono il Sile nella sua corsa alla laguna : Altino e Trepalade. Nella prima, con una piccola deviazione di circa 1 Km, possiamo fermarci a vistare il museo archeologico, dove oltre agli scavi, visibili all'aperto, troviamo all'interno dello stesso, formidabili testimonianze del passato romano della zona. Da qui infatti passava la Via Annia che collegava la fiorente città romana di Altino , nei primi secoli dopo Cristo, alla città di Aquileia. A testimonianza dell'importantissimo ruolo svolto nella storia da questa ora piccolissima frazione, ricordiamo che da qui ebbe origine , in seguito all'invasione dei Goti, la fuga da parte delle popolazioni locali verso le isole della laguna inabitate e selvagge. Così venne occupata l'isola di Torcello , la più vicina in linea d'aria (pochi Km) con Altino e da questa isola poi fu fondata, secondo la tradizione nel 421 d.C. , la città di Venezia.
A pochi metri dal museo, immersa in una atmosfera senza tempo , trovate l'unica trattoria del luogo dove potete in un ambiente isolato e rilassante assaggiare un' ottima cucina lagunare. Proseguiamo verso Trepalade e quindi arriviamo a Portegrandi, dove il Sile incontra finalmente la laguna di Venezia. Qui potete visitare la bella Conca di Portegrandi, dove una stele in pietra d'istria ricorda i lavori di bonifica, di deviazione del Sile operata ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia e il costo dei vari pedaggi fluviali. Anche qui l'unica trattoria del luogo potrà darvi un assaggio della cucina insulare. Da qui, soprattutto durante l'estate e nei giorni festivi, partono numerose crociere verso Venezia e le sue isole.
Prendiamo la strada statale 14 (Triestina) e proseguiamo in direzione San Donà di Piave. Prima di arrivare a San Donà di Piave, separato dal famoso Ponte della Vittoria che li divide, trovate Musile di Piave. Qui in Via Verdi 9 , si trova la nostra Azienda "MOLINO CERESER Cav. GINO " , dove annesso al laboratorio agroalimentare , troverete un locale dove poter acquistare la nostra Polenta Pronta e le nostre Farine di Mais. Gli orari di apertura del nostro spaccio sono i seguenti: Lun-Sab h. 08.00/12.00 al mattino; h. 14.30/18.30 al pomeriggio; chiuso la Domenica ed il Sabato pomeriggio. Per informazioni Tel. 0421.553352 o 0421.330109. Attraversato il Ponte della Vittoria sul Piave , giriamo subito a sinistra e costeggiando questa volta il fiume Piave , proseguiamo verso Noventa di Piave, seguendo le indicazioni per prendere l'autostrada A4. Arrivati un po' prima dell'ingresso autostradale di Noventa-San Donà di Piave, giriamo in direzione Salgareda-Campodipietra. Quattro-cinque Km ed eccoci rientrati nella gioiosa marca trevigiana e soprattutto in una delle aree di maggiore vocazione enogastronomica : siamo nella strada del Vino Rosso e le viti di Cabernet, di Merlot, di Raboso si susseguono a perdita d'occhio. Tutti rigorosamente vini di origine controllata. Grazie al paziente lavoro di abili enologi, questa zona in poco meno di vent'anni è riuscita ad elevarsi qualitativamente a livello nazionale ed oltre ,contribuendo non poco al grande benessere economico riscontrabile nella zona.
Quasi ogni piccolo vignaiolo ha la sua cantina personale dove vende le proprie bottiglie con ettichette sempre più artistiche , ad un prezzo che è sicuramente vantaggioso per i tanti acquirenti, soprattutto se paragonatiqualitativamente con vini di zone vinicole di altre parti d' Italia , dove a nomi altosonanti si accompagnano prezzi astronomici. Da Campodipietra, proseguiamo verso Motta di Livenza, sede di un famoso Santuario Mariano, meta di tanti fedeli. Giriamo verso destra e proseguiamo fino a Portogruaro, attraversando la zona del consorzio vinicolo Lison-Pramaggiore fa da padrone.Ottimo il vino bianco Tocai.

Anche qui il vino la di Lison che si sposa benissimo con il pesce di valle e con uova ed asparagi. Nelle trattorie o nei ristoranti della zona si trovano asparagi, radicchio, lepre in peverada, faraona umida, bigoli col sugo d'anitra, luganeghe. Portogruaro, situata sulla strada provinciale che unisce Venezia a Trieste è una cittadina di chiare origini medioevali. Dopo la sosta nella piazza centrale in una delle bellissime osterie dove consumeremo il rito dello "spritz" (un bicchiere di vino bianco, con acqua minerale e un po' di aperol rosso), proseguiremo il nostro itinerario verso Concordia Sagittaria. Paese a 2 km a sud di Portogruaro, Concordia presenta al visitatore il proprio passato storico, quando in epoca romanica era un centro dove si costruivano le freccie , le famose sagittae da cui il nome Sagittaria, per l'esercito romano. Attorno alla chiesa ed al battistero sono tutt'ora visibili rovine romane. Costeggiamo il fiume Lemene in direzione Caorle. E arriviamo quasi in fine del nostro iter enogastronomico. Siamo arrivati a S. Gaetano, frazione di Caorle. Qui la laguna di Caorle è rimasta prossochè uguale a come la vide per la prima volta lo scrittore, premio Nobel, Ernest Hemingway. Il fascino naturalistico è rimasto intatto. Si stenta a credere che a pochi km di distanza, le spiagge di Caorle, Bibione ed Jesolo siano invase in stagione da centinaia di migliaia di turisti. Qui un altro ritmo scandito dal sole e non dall'orologio, accompagna la giornata. Le splendide valli della laguna di Caorle sono state immortalate in alcune delle più belle pagine del libro "Di là del fiume, tra gli alberi" di Hemingway. Lo scrittore americano, grande appassionato di caccia e pesca, si fermò a lungo tra queste valli, ospite del barone Raimondo Franchetti. Qui apprese tutte le tecniche della caccia invernale alle anatre. Il fascino naturalistico di quei primi decenni del secolo soppravvive ancora intatto. Per secoli, la vita dei caorlotti, pescatori di valle, si è consumata tra i canali e nei casoni, le tipiche abitazioni di canna dei pescatori. Qualcuno di questi casoni, sopravvive ancora a testimonianza dell'architettura rurale di un tempo.

Il casone è una capanna di canna palustre e legno, tipica dell'area lagunare, fornito di due finestre e di una porta d'ingresso, era privo di camino ma aveva un focolare (fogher) al centro della struttura. Le famiglie dei pescatori, fino alla metà del secolo scorso, lasciavano le loro case di Caorle e andavano a vivere per tre mesi, da settembre a dicembre, nei casoni. Qui il buon pesce delle valli, della laguna e del mare è, nei casoni trasformati in ristoranti, alla base di una serie di piatti tipici.Qui è forte l'influenza veneziana. La zuppa di pesce o "brodeto", è sicuramente tra le portate più apprezzate, ancheperché confezionata con qualsiasi tipo di pesce.

Un altro piatto tipico sono le famose "sardee in saor", sardine fritte e messe a macerare con olio, cipolla affettata e appena soffritta, sale ed un po' di aceto. Anche lo"speo de bisato", ossia lo spiedo di anguilla, è una vecchio piatto del casone di valle. Nella vicina Caorle, dopo aver visitato il bellissimo centro storico con il famoso campanile cilindrico del XI secolo, concluderemo il nostro viaggio in uno dei numerosi ristoranti - affacciati su piazze simili a campielli o nelle calli dai palazzi coloratissimi che ricordano il passato di dominazione veneziana - dove i prodotti del mare la faranno da padrone: famosi gli spaghetti con le vongole o con le cozze, i risotti ai frutti di mare, con il nero delle seppie, con i gò , pesce di scogliera, e con i gamberetti. Cappe sante, cappe lunghe, granseole, scampi, schie e ancora sogliole ai ferri o fritte, branzini, orate, cefalie seppie in umido. Il tutto accompagnato dall'onnipresente Polenta. Vino bianco ma anche un vino rosso novello servito fresco alla giusta gradazione.


 

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