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LA POLENTA NELLA LETTERATURA
La polenta entra nella letteratura sin da tempi lontanissimi. Se ne parla ad esempio nel "Codice Palladiano", nelle "Satire di Persio", nella "Materia Medicinale" di Discoride. Verso la fine del 1500 viene descritta la realizzazione di una polenta di granoturco simile alla nostra polenta da parte di Bernardino Baldi, il quale ne descrive perfino le astuzie per una migliore realizzazione: cacio, burro , tagliere e filo. Nel 1700 troviamo perfino una "Accademia dei Polentofagi "che raccoglieva nella città di Pisa , rinomati mangiatori di polenta. In tempi più recenti, avrà sede a Parigi, il "Circolo della Polenta" , che vedrà tra i propri iscritti, molti illustri nomi dell'arte e della letteratura italiana, ed avrà come stemma, un mosaico con una bella polenta tutta d'oro in campo argento, contornata da sei "P", iniziali del motto: "Per Patria Prima Per Polenta Poi". Ludovico Pastò sul finire del Settecento elevava la sua ode "I due brindisi":

La me piase dura e tenera,
In fersora e sula grela,
in pastizzo, in la paela;
Coi sponzioli, coi fongheti,
col porselo, coi oseleti.
Cole tenche, coi bisati,
co le anguele per i gati;
e po' insoma in tuti i modi
la polenta xe 'l mio godi.

A Carlo Porta si deve la precisa descrizione di una "polenta e osei" da lui così ben preparata e riuscita da strappargli un sonetto, la cui lettura porta quasi alle labbra il sapore dei tordi "pingui, freschi e sani" , che :

…con lardosa maestà
sedean sopra la polenta
come turchi sul sofà.

Perfino la tecnica di preparazione diviene il tema centrale degli allegri versi di Jacopo Facen ("Il mais e la polenta"):

…l'acqua gurgita e rigurgita,
mena vortici e capitomboli,
stride e crepita, fuor dal margine
balza e trabocca e lungi lungi le bolle scocca.
Su dunque subito, su versa tutta
in mezzo ai vortici che l'acqua erutta
la farina e via pian piano,
colla mestola, colla spatola,
col materello lungo un'asta,
abbrancato nella mano,
manipola, rimescola, voltala e rivoltala…
sopra il foco che la cuoce,
che l'asciuga e la svapora,

che l'informa, che diventa giallo bionda,
tonda tonda, la balsamica polenta.

In attesa della ricostituzione di una vicentina "Confraternita della polenta", vogliamo concludere questo nostro breve iter letterario con l'elogio della polenta, descritto da Arrigo Boito.

LA SPATOLA : ossia
L'arte di menar bene la polenta e de metterghe el pocio.

Ghe xe 'na caldiera tacada su un fogo
che par una vampa de incendio o de rogo
Vissin gh'è una polvere che pare oro fin
e qua gh'è la spatola del gran Truffaldin.
Principia et miracolo…
Se vede de drento levarse 'na brombola,
d'arzento, d'arzento,
Po' subito un'altra la vien a trovar
e l'acqua del fondo scominzia a cantar.
La canta, la ronfia la subia, la fuma
de qua la se s-gionfa de là la se ingruma.
El fogo consuma col vivo calor
le brombole in s-ciuma la s-ciuma in vapor.
La bogie de boto , atenti, ghe semo
Più fiama de soto supiemo , supiemo
Che gusti, che zogie
La bogie la bogie la va , la galopa
la zira, la s-ciopa, la fa la manfrina, farina, farina.
La salta per soto la sbrodola fora
Porteme in cusina farina farina.



ALLEGORIA : de Arlechin batocio Moreto bergamasco
el qual offre dedica e presenta ai omeni politizi de Stato.

Ocio ocio, oè Batocio
ciapa in man tecia e caena
miscia, volta, zira , mena
Deme el tocio, ocio, ocio,
Mola, tira, tira, mola, e destira e stinca e fola,
la xe frola, dai de qua
Dai, dai, dai, la broa la scota la xe cota la xe cota.
Sior Florindo la se senta che xe fata la polenta.
Dunque magnemola, ghe manca el sal
sal de 'sta tavola xe la moral.
Ecco: la spatola la xe el me estro la xe el me genio pronto e maestro.
E quel finissimo fior de farina: vol dir Rosaura e Colombina,
L'acqua broente xe il nostro cuor
e la polenta la xe l'amor!
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