RUBRICA: "La Voce del Padrone: registrazioni amatoriali del nostro
tempo"
"LE
NUOVE CATTEDRALI"
Personalmente non amo i centri
commerciali. Trovo che siano le nuove cattedrali dove il relativismo
sfrenato di un uomo moderno sempre più nichilista riesce a soddisfare
almeno apparentemente la sua ansia di possedere sempre più oggetti.
Visitare un centro commerciale invece di essere occasione di svago e
quindi di gioia come per molti dei miei amici e conoscienti, provoca
sempre in me un disagio, direi una fobia che termina solo quando prendo
la macchina parcheggiata e velocemente lo abbandono. I miei amici
dicono che il mio è il tipico atteggiamento dello snob che rifugge
dalla folla tout court sentendosi superiore. Sarà... però non vedo come
ci si possa sentire felici ad essere ammassati come pecore dentro cubi
di cemento pieni di oggetti che ci creano bisogni che neanche
sentivamo... Non amo i centri commerciali perchè hanno fatto morire i
centri storici delle nostre città, cittadine, paesi . I negozi degli
artigiani e dei piccoli dettaglianti che una volta erano il cuore della
piazza, del centro storico hanno tutti più o meno chiuso, ed il loro
posto è stato rimpiazzato da banche, finanziarie, agenzie immobiliari
ed assicuratrici e qualche bar. Così anche il tessuto sociale è
cambiato e il centro della città diventa per lo più un luogo interdetto
chiuso al traffico o un luogo da attraversare più rapidamente possibile
nel nostro viaggio al centro commerciale che come il cimitero per
logica deve trovarsi alla periferia delle nostre città. Addio al
vecchio salumiere che ti salutava per nome quando andavi a fare la
spesa, che sapeva tutto di voi e della vostra famiglia che
all'occorrenza vi faceva anche credito o vi abbonava su una spesa
abbondante, le poche centinaia di lire in eccesso... E' cosi io credo
che muore una città, quando da comunità di persone diventa comunità di
strutture e basta. Per fortuna chi abita in piccole cittadine non sente
ancora esasperato questo problema che si sta allargando a macchia
d'olio. Non amo gli ipermercati e soprattutto non amo gli ipermercati
della Coop. "La Coop sei tu" dice la pubblicità. Ben venga il valore
della cooperazione quando è tale . Ma se dietro questa bella parola si
cela lo sfruttamento del personale assunto a tempo determinato,
costretto agli orari più pesanti a causa di un orario di apertura
continuato interminabile ( alcune festività comprese ) e con la spada
di Damocle di un contratto non rinnovabile, se dietro agli enormi
profitti che con i vantaggi fiscali della cooperazione colloca la Coop
in una posizione dominante rispetto agli altri suoi concorrenti che
gareggiano con condizioni quindi non paritarie, facendogli avere una
liquidità tale da permettergli la scalata alla massima autorità
bancaria italiana, scordandosi che forse questo non è l'oggetto della
sua associazione, se dietro al fenomeno del commercio dei prodotti
equo-solidali c'è solo un'immagine di facciata che privilegia il
piccolo pruduttore ad es. della Colombia a svantaggio del piccolo
produttore artigiano del territorio a pochi chilometri da
quell'ipermercato che prospera grazie alla spesa e ai consumi della
gente del territorio, allora capisco che qualcosa non va e allora alla
Coop dico : " No, grazie io non sono la Coop ! ".
Aprile 2007